Tre manifesti di dolore – 50x70cm

 72,64 Incl. IVA

Tre manifesti educativi cartone animato in formato A3

  1. Fisiologia del dolore
  2. Psicologia del dolore
  3. Attività fisica come trattamento del dolore
COD: 1002 Categoria:

Descrizione

I tre poster sono utili nel il processo di rispecchiamento rendendo il paziente più consapevole di ciò che è il dolore, cosa provoca dolore, e quali meccanismi possono aumentare o diminuire un’esperienza dolorosa.

Ogni poster è del formato di 50cm x 70cm. I poster dovrebbero essere incorniciati e affissi al muro della vostra stanza di trattamento, nella sala d’attesa, o in un corridoio dove c’è tranquillità. L'obiettivo non è quello di spiegare le informazioni sul poster, piuttosto chiedendo al paziente: "Cosa ne pensi delle informazioni su questo poster", o "Cosa le foto su questo poster significano per te?”. Cosa che può accadere, è che il paziente riconosca lui/lei stesso/a nelle immagini e inizi a parlare di ciò che l'immagine significa per lui/lei. Un altro paziente può solo guardare il manifesto, annuire col capo, e non dire nulla. Avere affissi sul muro della vostra clinica i poster segnala che le informazioni che contengono sono dentro "le mura" della clinica e se si vuole parlare del loro contenuto si è sempre i benvenuti. È importante non forzare il paziente a leggere uno dei poster, piuttosto mostrarglieli gentilmente dicendo che conoscere quello che spiegano è importante e sarà utile nel trattamento.

01

L'attività fisica come trattamento del DOLORE

I poster non devono essere spiegati al paziente. Piuttosto si può chiedere al paziente stesso “quali pensieri hai guardando il poster”. Il paziente può apprendere informazioni sulle endorfine e su come l'allenamento sia un modo per produrre questi oppiacei endogeni.
Per indurre una buona modulazione del dolore bisogna avere un corretto dosaggio dell’allenamento.

Il poster inoltre spiega che la formazione e la produzione di oppiacei endogeni inibisce gli input nocicettivi. Il concetto di partenza è che la terapia con esercizi ha un effetto anti-sensibilizzazione. L’allenamento fa sì che il paziente possa tollerare un aumento del carico e che il sistema nervoso reagisca in un modo normale ad un carico normale. Viene anche spiegato che la terapia con allenamento progressivo ha un effetto anti-allodinia. Queste informazioni saranno comunicate durante la seduta quando il terapista è col paziente nella stanza di trattamento/allenamento. È da considerare come una buona occasione per il terapista spiegare cosa sta succedendo mentre il paziente sta pedalando. "Quando pedali, gli impulsi nervosi viaggiano dalle tue caviglie, dalle ginocchia, dai fianchi e dai muscoli delle coscie fino al midollo spinale. Gli impulsi dai nocicettori sono arrestati da varie reazioni chimiche che impediscono a questi impulsi di raggiungere la tua percezione cosciente. Allo stesso tempo sono attivate le cellule dell’ipofisi nel cervello; e queste cellule producono e rilasciano nel sistema circolatorio endorfine, quali ad esempio la morfina, che si legano alle cellule nervose. In questo modo, si ottiene un’ulteriore interruzione degli impulsi nocicettivi che porta a percepire meno dolore.

02

Fisiologia del dolore

I poster non devono essere spiegati al paziente. Piuttosto si può chiedere al paziente stesso “quali pensieri hai osservando gli elementi nel poster”.

Il paziente riconoscerà sé stesso/a nei disegni dei diavoli rossi e nell’orchestra del dolore che suona la melodia del dolore.

Rimane tuttavia molto difficile comprendere che non abbiamo recettori del dolore, ma nocicettori. I nocicettori (per stimoli meccanici, termici o chimici) sono fatti per rilevare un danno dei nostri tessuti e hanno una soglia di attivazione elevata, ciò vuol dire che è sempre necessario uno stimolo di una certa intensità per attivare i nocicettori. Inoltre, col tempo si abbassa la soglia di attivazione di questi nocicettori facendo sì che uno stimolo che normalmente non dovrebbe causare dolore inizi a causarlo. Questo fenomeno si chiama allodinia.

Il Dolore è uguale allo stress. Quando si sommano dolore e stress attivano l’asse Ipotalamo – Ipofisi – Ghiandole surrenali (asse HPA), aumentando i livelli di ormoni dello stress in tutto il corpo. Nel tempo, con un dolore a lungo-termine e con lo stress, l’asse HPA può essere così tanto sovraccaricato che il sistema discendente di inibizione del dolore diventa disfunzionale. Spesso i pazienti si riconoscono nei tre personaggi disegnati. Il primo è parecchio ingrassato, il secondo sta soffrendo gli effetti dei cambiamenti dell’umore nelle sue relazioni a casa e a lavoro, e il terzo personaggio sta soffrendo per l’aumento della sua ansia e depressione. Questi sono fattori molto importanti per i processi di sensibilizzazione e per la sindrome di burn out.

Giunti a questo punto è doverosa una spiegazione. Come precedentemente scritto, non abbiamo recettori del dolore, ma nocicettori. I nocicettori hanno un soglia di depolarizzazione elevata e sono fatti per rilevare un danno tissutale. Gli impulsi nervosi che arrivano dai nocicettori vengono interpretati in numerose aree cerebrali che a loro volta stabiliscono se si proverà dolore, che tipo di dolore, e la sua intensità. Perciò il dolore è un OUTPUT (RISPOSTA), non un INPUT. La cosa più interessante è che la ricerca ha dimostrato che i nostri pensieri ed emozioni sono collegati e influenzano l’esperienza del dolore. Pertanto, fattori psicologici possono sia aumentare/scatenare o diminuire/arrestare gli input nocicettivi, controllando le reazioni fisiologiche del cervello e nel midollo spinale legate all’esperienza del dolore.

03

Psicologia del dolore

Questo è il più importante dei tre poster realizzati. Una stima approssimativa dice che il 70-90% dei pazienti trova questo poster il più interessante. Forse perché i disegni del poster hanno a che fare con i sentimenti?

Anche in questo caso, non bisogna spiegare il poster al vostro paziente. Piuttosto si può chiedergli:
"Quali pensieri hai quando vedi il poster?". O "Che cosa vedi qui?".

Molti pazienti si riconoscono nel poster e condividono ciò che ognuno/a di loro vede. In questo modo, si evita al paziente il sentirsi stigmatizzato e si può aiutarlo nel capire che l’espressione negativa comunemente usata "è tutto nella tua testa" è difatti supportata da evidenze scientifiche autorevoli sulle nostre reazioni psicologiche e sentimentali connesse al dolore. Se il terapista spiega il poster al paziente, c’è il rischio che il paziente si senta stigmatizzato e interpreti negativamente tutto quello che gli viene detto. Se invece il paziente inizia a spiegare e a condividere ciò che vede nelle immagini è possibile fargli domande aperte o dargli risposte su ciò che non ha ben chiaro. In questo modo si inizia un percorso tra voi e il vostro paziente, lavorando insieme per capire come i fattori psicologici, i pensieri e i sentimenti possano controllare l'esperienza del dolore. Infine, Per il paziente è piacevole scoprire un concetto da solo ed più facile per voi guidarlo in questa ricerca pittosto che cercare di spiegarglielo

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